

CODA
"Il bambino dalla voce gentile"
Oltre la musica, ho un’altra grande passione:
quella per la scrittura.
È da molti anni che sto lavorando a un libro.
In un primo momento doveva essere il racconto della mia infanzia e adolescenza, diciamo dei primi quattordici anni
di vita. Poi, con il tempo, il progetto si è esteso.
E, in realtà, non si è mai fermato.
Lo chiamo “libro” perché ormai sono molte le pagine scritte, anche se non è detto che possa diventare uno spettacolo teatrale. Forse sì, forse no. La vita, a volte, gira un po’
come le pare. E ogni tanto riserva anche sorprese inaspettate.
Conosco bene l’ambiente teatrale: è affascinante, intenso.
A teatro ho studiato, mi sono diplomato, ci ho lavorato per anni. Ho fatto cose belle, poi l’assistente alla regia, alle luci,
e infine ho realizzato musiche originali per alcuni spettacoli. Tutto molto bello, ma anche profondamente faticoso, sotto ogni punto di vista. Per viverlo davvero serve una passione straordinaria. L’entusiasmo, però, non mi è mai mancato.
Ricordo le notti insonni passate a realizzare progetti, emozionandomi già solo al pensiero di quando le persone
li avrebbero visti o ascoltati. Un po’ come da bambino, fin dalle elementari, quando le maestre mi chiamavano per inventare soggetti che poi sarebbero diventati le classiche recite di fine anno. La prima a credere in me, a vedere “qualcosa”,
fu la signora Rosa, la mia prima maestra. A lei ho dedicato
il mio secondo singolo I Remember It Well, inserito anche nell’album ZETRAS.
Tornando allo scritto, chissà come andrà. In ogni caso io vado avanti. Continuo a scrivere, a pensare, a progettare.
Perché nella mia testa, prendendo spunto dalle pagine
già scritte, so perfettamente come vorrei iniziare lo spettacolo e, soprattutto, come dovrebbe finire. Tanto che ho già composto e registrato una demo che ne rappresenta il finale.
Le parole di quel brano mi sono arrivate in modo inatteso:
una sera stavo guardando in TV una delle mie serie preferite, quando all’improvviso una delle interpreti riuscì,
in poche frasi, a dire esattamente ciò che io sentivo.
Mi ci sono ritrovato subito. Erano parole che cercavo da tempo, ma che non sapevo come esprimere. Quando attraversi una perdita importante e non riesci a descriverla,
senti però il bisogno di darle una voce. Ecco, quelle parole pronunciate in quell’episodio, in quel momento, mi sono rimaste appiccicate addosso. Mi hanno dato, se così si può dire, una spiegazione al dolore.
Il titolo del libro - o dello spettacolo teatrale - è "Il bambino
dalla voce gentile". Sono parole pronunciate dalla signora Rosa durante una riunione con i genitori a scuola.
Ricordo perfettamente quel momento: mia madre si presentò dicendo di essere lì per l'alunno Filippo, e la maestra rispose:
“Ah sì… il bambino dalla voce gentile.”
Il brano “Voragini”, che - come dicevo - immagino come finale dello spettacolo, lo trovate qui sotto. È possibile ascoltarlo integralmente.