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Parallel Lines

dentro ZETRAS

Il percorso, la memoria, il suono.

Queste parole erano nate per un’occasione precisa:

la presentazione del primo progetto ZETRAS.

Dovevano accompagnare un piccolo opuscolo destinato

alle persone presenti quella sera. Poi, come spesso mi accade, le cose da raccontare sono diventate troppe per stare

dentro poche pagine.

Così una parte è finita qui.

Il tempo è passato, sono arrivati altri progetti, altra musica,

altre idee. Avrei potuto cancellare tutto e riscrivere da capo.

Ma perché?

In fondo, anche questo fa parte della storia.

Come sono arrivato fin qui

All’inizio è stato un lavoro duro e complicato, ma allo stesso tempo tutto è accaduto con una velocità che ha stupito

persino me.

Come se certe cose fossero rimaste lì, pazientemente,

ad aspettare il momento giusto.

Anche le nuove tecnologie, con cui inizialmente avevo poca confidenza, sono entrate a far parte del percorso.

Ho dovuto studiare, provare, sbagliare, ricominciare e soprattutto capire una cosa: la tecnologia può fare moltissimo, ma bisogna sapere cosa chiederle.

E possibilmente anche quando dirle di no.

Guardandomi indietro, mi accorgo che forse nulla è stato completamente casuale.

Tutta la musica ascoltata dall’infanzia a oggi, le compilation preparate quasi maniacalmente per gli amici, le prime musiche create per gioco, il divertimento nel rimettere mano ai vecchi successi, gli esperimenti, il teatro, le musiche composte

per accompagnare una scena…

Tutto sembra aver trovato, molti anni dopo, un posto preciso.

E alla domanda che inevitabilmente qualcuno potrebbe farmi:

«Non potevi pensarci prima?»

La risposta è semplice:

probabilmente no.

Ogni cosa arriva quando deve arrivare.

Il suono che prende forma

Una delle cose che ho scoperto è che non riesco a pensare

alla musica soltanto come musica.

Mi diverte occuparmi anche delle immagini, delle copertine,

dei video, dei caratteri, dei colori, dell’atmosfera che deve accompagnare un progetto.

Una canzone, per me, spesso comincia a esistere prima ancora di essere finita: qualche volta la vedo mentre la sto ancora ascoltando.

Dentro ZETRAS c’è volutamente anche un certo sapore

di déjà-vu.

Non cerco di nasconderlo.

È il mio modo di rendere omaggio agli arrangiatori, ai produttori, ai musicisti e ai tecnici del suono che mi hanno accompagnato per tutta la vita.

Da quel lontano 1975, quando alla radio riconobbi per la prima volta una canzone che sentivo davvero mia, fino a oggi.

Il passato, però, non mi interessa come esercizio di nostalgia.

Mi interessa perché è pieno di idee ancora vive.

Prenderle, mescolarle con strumenti nuovi, spostarle

da un'epoca all'altra e vedere cosa succede: forse è proprio questo uno degli aspetti di ZETRAS che mi diverte di più.

Il luogo e il cerchio

Anche il luogo scelto per presentare pubblicamente ZETRAS per la prima volta non fu casuale.

Il Teatro di Colonnata, all’interno del Circolo dell’Unione Operaia, un tempo anche cinema, fa parte della mia storia.

Tornai a vivere in questa frazione di Sesto Fiorentino nel 1976, poco dopo le scuole elementari.

La domenica mattina venivo qui, prima di pranzo, a vedere

i film della Disney.

Qualche anno dopo, tra il 1979 e il 1981, frequentavo invece

la saletta al primo piano, dove aveva sede ALT – Antenna

Libera Toscana, una delle prime radio libere. Con il mio amico DJ Denis mi divertivo ad aiutarlo nella scelta dei dischi da trasmettere.

Erano anni importanti, ma furono anche anni complicati

della mia vita.

Molto tempo dopo sono tornato nello stesso luogo per presentare qualcosa che avevo creato io.

Non l'avevo programmato così fin dall'inizio.

Ma quando me ne sono reso conto, ho pensato che

fosse giusto.

A volte la vita ha uno strano senso della sceneggiatura.

E così, senza troppe cerimonie, si è chiuso un cerchio.

Con i piedi per terra

Una cosa, però, non è cambiata.

I piedi cerco di tenerli ben piantati per terra.

Fare musica in modo indipendente significa sapere che qualcuno ascolterà quello che fai, qualcuno lo amerà,

qualcuno passerà oltre e moltissime persone non sapranno neppure che esiste.

Ed è perfettamente normale.

Non ho mai pensato a ZETRAS come a una rincorsa al successo.

La cosa che continua a sorprendermi è molto più semplice: partire da un pensiero, da una frase, da un ricordo,

magari da un suono che mi gira in testa, e arrivare alla fine

con qualcosa che prima non esisteva.

Una canzone. Un'immagine. Un video. Un progetto.

Qualcosa che posso finalmente guardare o ascoltare e dire:

«Ecco. Era questo.»

Non sempre ci riesco al primo tentativo.

Anzi, quasi mai.

Ma probabilmente il bello è proprio lì.

E adesso?

Nel frattempo ZETRAS è andato avanti.

Sono arrivati altri progetti, altre idee e qualche strada che all'inizio non avevo previsto.

Continuo anche a scrivere.

Da anni esistono pagine, ricordi, episodi e personaggi nati

da una storia che inizialmente immaginavo potesse diventare

un libro.

Poi alcune parti sono entrate nella musica.

Altre hanno cominciato ad avere una voce.

E allora è tornato fuori il teatro.

Diventerà davvero un libro? Uno spettacolo? Nuove canzoni? Oppure tutte queste cose insieme, o nessuna di queste?

Non lo so ancora.

E, per una volta, non avere già deciso tutto mi piace.

Una cosa però la so: tranquilli, non voglio fare l’attore.

Se un giorno quella storia arriverà davvero su un palcoscenico, non sarò io a interpretare me stesso.

So però molto bene come deve cominciare.

E soprattutto so come voglio che finisca.

Per tutto quello che sta in mezzo, c'è ancora tempo.

Dopotutto, se siete arrivati fin qui, avrete ormai capito una cosa:

ZETRAS è soprattutto un lavoro in corso.

E credo che sia meglio così.

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02 Aprile 2026

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