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Parallel Lines

dentro ZETRAS

Il percorso, la memoria, il suono.

Quello che stai per leggere è il testo integrale che avevo inizialmente pensato per l’opuscolo.
Ho preferito lasciare nell’opuscolo solo il necessario… e mettere qui il resto della storia, così può essere letto

con calma, da chi lo desidera.

È stato un lavoro duro e complicato,
ma allo stesso tempo è accaduto tutto con una velocità

che ha stupito persino me.
Come se fosse lì… ad aspettarmi da sempre.

Anche queste nuove tecnologie, con cui sto ancora

prendendo confidenza, sono diventate parte del percorso.

Per me è un mondo nuovo e, in questo periodo, le cose

da imparare sono molte. Giorno dopo giorno ho dovuto conoscerle, capirle… e farle diventare strumenti.

Guardandomi indietro mi accorgo che forse nulla

è stato casuale: tutta la conoscenza musicale accumulata dall’infanzia a oggi, le compilation preparate con cura per gli amici, le prime musiche create per gioco, il divertimento nel remixare i vecchi successi e perfino le musiche inventate

per il teatro… tutto, in qualche modo, ha trovato il suo perché proprio adesso.

E alla domanda: “Non era meglio pensarci prima?”
La risposta è semplice: ogni cosa arriva quando deve arrivare.

#Il suono che prende forma

Mi diverte molto curare anche la parte grafica e visiva,

una passione che accompagna la musica passo dopo passo, quasi fosse il suo naturale prolungamento.

In ZETRAS il sapore di déjà-vu è assolutamente voluto:

è una forma di omaggio agli arrangiatori, ai produttori e ai tecnici del suono che mi hanno influenzato negli anni,

da quel lontano 1975, quando alla radio riconobbi per la prima volta una canzone che sentivo davvero mia, fino a oggi.

Se si prova a intuire, da quello che è già stato pubblicato,

come sarà il sound dell’album… probabilmente sorprenderà.
Ci sono i singoli usciti, certo, ma c’è anche molto altro.

Tutto questo progetto è partito dai testi: in alcuni casi storie

di vita vissuta, in altri storie inventate, e in altri ancora parole usate semplicemente come strumenti musicali.

Questo disco è nato in un momento della mia vita in cui molte cose hanno trovato finalmente un senso. Per molto tempo

non avrei creduto possibile arrivare fin qui.

#Il luogo e il cerchio

Anche il luogo in cui l’ho presentato per la prima volta
non è stato scelto per caso.

Il Teatro di Colonnata, all’interno del Circolo dell’Unione Operaia,che un tempo era anche cinema, fa parte della

mia storia.
Tornai a vivere in questa frazione di Sesto Fiorentino

nel 1976, poco dopo le scuole elementari, e in quegli anni venivo qui la domenica mattina, prima di pranzo,
quando proiettavano i film della Disney.

Oppure ricordo il periodo tra il 1979 e il 1981,
quando frequentavo la saletta del primo piano,
dove allora c’era ALT - Antenna Libera Toscana,
una delle prime radio libere,
e io, con il mio amico DJ Denis, lo aiutavo a scegliere

i dischi da trasmettere.

Furono però anche gli anni in cui attraversai
uno dei periodi più difficili della mia vita.

Ecco perché questo posto.
Perché, a volte, tutto torna.
In qualche modo, ho voluto chiudere un cerchio.

Vorrei chiarire una cosa.
Sì, è vero: ho fatto un disco. Ed è una cosa molto bella.

Ma restiamo con i piedi per terra.

Qualcuno lo ascolterà, a qualcuno piacerà, ad altri no,
e molti probabilmente non sapranno nemmeno della

sua esistenza. Ed è normale.

Sono indipendente, e questo, secondo le regole abituali

del mercato, non porta lontano.
Ma c’è una cosa che conta più di tutto:
sapere che qualcosa creato da me esiste davvero,
che è uscito dalle mie mani e ora appartiene
a chiunque vorrà ascoltarlo…

è una sensazione bellissima.

#Una dedica

L’ultimo brano del disco si intitola

"Mina, The Name I Whispered".
Mina era il nome con cui chiamavo mia madre, e

questa piccola composizione strumentale

è dedicata a lei.

Da quando è andata via, nonostante il dolore,

sono stato attraversato da una strana e potente energia.

Mi piace pensare che, in qualche modo, ci sia

anche il suo merito in tutto questo.

Ogni conquista porta con sé l’eco di qualcosa perduto.

ZETRAS

P.S.
Da anni sto lavorando anche a uno spettacolo teatrale.

All’inizio doveva essere un libro, poi alcune parti

sono diventate di ispirazione per alcuni testi dell’album…

e ad un certo punto mi sono chiesto: e se fosse teatro?

Continuo a scrivere.
Tranquilli, non voglio fare l’attore: non sarò io a

interpretare me stesso. Però so bene come deve iniziare

e, soprattutto, come voglio che finisca. Per il resto, saprò affidarmi a chi ne sa davvero più di me.

Ecco, ora ho finito davvero…
Ve l’avevo detto: questa energia… mi travolge.

© ZETRAS

Brevi note sui brani dell’album

INIT / CLICK
L’album si apre con un paesaggio sonoro essenziale,

costruito sul ritmo delle macchine e della scrittura.

Il battito meccanico diventa progressivamente umano,

come se la tecnologia stessa iniziasse a respirare.

È l’inizio del viaggio, il punto in cui tutto prende forma.

ON THE FLOOR
Un ritorno alla fine degli anni Settanta, alle prime piste

da ballo e alla musica che diventava libertà. Il brano

racconta quel momento in cui la disco non era solo intrattenimento, ma un linguaggio capace di dire ciò

che le parole non riuscivano a esprimere.

FIRST STEP IN THE OCEAN
Una riflessione sul cambiamento e sui momenti in cui,

quasi senza accorgercene, qualcosa dentro di noi

si trasforma. Il primo passo nell’acqua diventa il simbolo

di un passaggio interiore, di una scoperta che continua

a vivere nel tempo.

ROUND THE BEAT
Un omaggio al vinile e al legame profondo con la musica.

Il disco non è soltanto un oggetto, ma un luogo di rifugio

e di identità, uno spazio in cui ritrovarsi e riconoscersi.

MY DISTANT LOVE
Il racconto di un incontro breve ma indelebile. Alcuni legami

non hanno bisogno di durata o di spiegazioni: restano

come luci lontane, sempre presenti nella memoria.

ONE BREATH, ONE DANCE
Un inno alla condivisione e all’idea di un’umanità che,

almeno per un momento, riesce a muoversi insieme.

Il respiro e il ritmo diventano un punto d’incontro, oltre le differenze.

BIRTHDAY CAKE
Un ricordo d’infanzia intimo e delicato, fatto di piccoli oggetti

e grandi emozioni. Il brano esplora il bisogno universale di sentirsi accolti e compresi.

I REMEMBER IT WELL
Un ritratto affettuoso di una figura importante, e del modo

in cui alcune persone, spesso senza saperlo, possono influenzare profondamente il nostro percorso.

SLOW / SLOW / FAST
L’energia dell’estate, del movimento e della danza.

Un brano costruito sul ritmo del corpo e sulla leggerezza

delle notti in cui il tempo sembra sospeso.

LOVE IS STILL HERE
Un manifesto sull’amore nella sua forma più ampia e

universale. Al di là delle differenze, resta un

sentimento comune che unisce e rende liberi.

WITHIN THE LIGHT
Uno sguardo sulla solitudine contemporanea, nascosta

dietro immagini perfette e luci artificiali. Il brano parla della ricerca di un contatto autentico, di una presenza reale.

THAT NIGHT REMAINS
La memoria di una notte che ha segnato profondamente

chi l’ha vissuta. Un momento in cui la musica sembra

fermarsi, ma il suo spirito continua a vivere.

HILDE & PHILIPP
Un racconto simbolico, ispirato al linguaggio del teatro,

in cui pochi oggetti e pochi gesti bastano a evocare il peso invisibile che ogni persona porta con sé.

DEVAGAR
Una pausa, un rallentamento necessario. Il tempo

si dilata e lascia spazio alla contemplazione, al respiro,

al silenzio.

LES MAINS SOUVIENNENT

Una storia di fatica e di dignità, in cui la bellezza nasce dalla resistenza e dalla memoria del corpo. Mani che hanno

sofferto, ma che continuano a creare.

BEFORE THE DAY STARTS
Una riflessione sulle ingiustizie che attraversano il tempo e

sulle vite che restano ai margini. Ma anche un messaggio

di forza: la dignità e la speranza trovano sempre il modo

di emergere.

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02 Aprile 2026

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