

NEWS
EP Alternative Mixes
Sempre all’interno del progetto ZETRAS sono previsti tre EP in uscita rispettivamente il 6 febbraio, il 6 marzo
e 15 maggio:
ON THE FLOOR – Alternative Mixes,
LOVE IS STILL HERE – Alternative Mixes e
SLOW / SLOW / FAST – Alternative Mixes.
Queste pubblicazioni raccolgono versioni alternative
e reinterpretazioni pensate per contesti diversi rispetto ai brani originali presenti nell’album. Non si tratta di semplici remix, ma di variazioni coerenti, che esplorano ritmo, struttura e funzione, ampliando il linguaggio
del progetto senza tradirne l’identità.



Instrumental recordings
Tra i provini e le session rimaste in sospeso nel tempo, ho ritrovato alcune registrazioni nate durante momenti
di esplorazione, quando la musica non aveva ancora una forma precisa e tutto era ancora possibile.
Erano appunti, tentativi, prove di arrangiamento.
Materiale nato senza l’intenzione di diventare un disco, ma semplicemente per cercare un suono, seguire un’idea, lasciarsi guidare dal movimento del ritmo.
Riascoltandole, dopo un po’, ho iniziato a sentirle in modo diverso. In quelle tracce c’era qualcosa che
non meritava di restare nascosto: una spontaneità,
una libertà, una verità che spesso appartengono
solo ai primi passi di un’idea.
Mi dispiaceva lasciarle nell’oblio.
Così è nata Studio Sessions Series, una piccola serie parallela che raccoglie studi, esperimenti e arrangiamenti allo stato iniziale, pubblicati senza fretta
e senza aspettative, semplicemente per il piacere
di condividere un frammento del percorso.
Questi primi volumi riuniscono brani strumentali, in movimento, nati in momenti diversi
ma legati dalla stessa atmosfera, tra jazz e fusion.
Non sono brani finiti nel senso tradizionale.
Sono appunti sonori, lasciati vivere.


Out 27 May 2026
Con MINA - Ballet en Trois Suites nasce un progetto che affonda le proprie radici nel tempo, nella memoria e nel gesto creativo più spontaneo.
Le tre suite raccolgono e trasformano materiali musicali nati nel corso degli anni: appunti, provini, idee annotate quasi per gioco, piccoli esperimenti sonori che, lentamente, hanno trovato una forma compiuta.
Molte delle melodie presenti nell’opera provengono proprio da questi momenti liberi, privi di un’intenzione precisa, ma capaci di rivelare col tempo una direzione artistica chiara e riconoscibile.
Riascoltando quei frammenti, è emersa l’idea
di costruire lunghe suite strumentali pensate come musica per un balletto contemporaneo immaginario:
una scena mai vista, ma continuamente evocata
dalla musica stessa.
L’opera è attraversata da influenze amate e profondamente interiorizzate: l’impressionismo di Claude Debussy, la sensibilità sospesa di Ryuichi Sakamoto, l’eleganza melodica di George Gershwin e
la teatralità lirica di Giacomo Puccini. Presenze in filigrana, mai citazioni dirette, ma punti di partenza emotivi che accompagnano l’intero lavoro.
Pur nascendo come musica per la danza, MINA
vive anche di cinema e soprattutto di teatro. Le tre suite si sviluppano come un percorso narrativo fatto
di atmosfere intime, aperture orchestrali, momenti sospesi e improvvise accensioni emotive. La danza diventa così il mezzo naturale per trasformare il suono
in movimento, permettendo alla musica di esprimere
ciò che le parole non riescono a raccontare.
Queste composizioni rappresentano anche un
viaggio personale: il tentativo di tradurre in musica emozioni vissute durante la composizione stessa, lasciando a ogni ascoltatore la possibilità di ritrovarvi una propria storia, un gesto, un ricordo.
MINA — Ballet en Trois Suites è dunque un balletto possibile, immaginato e aperto, dove la musica diventa spazio scenico e il movimento nasce direttamente dall’emozione.
Per accompagnare questa uscita, è stato realizzato anche un breve racconto cinematografico di circa sei minuti, rilasciato in contemporanea con il disco,
intitolato MINA The Dream, è un omaggio poetico e visionario al potere dei sogni che non invecchiano mai.
Una donna anziana sogna di trovarsi in un grande teatro. Tra luci soffuse, velluti, scenografie eleganti e
la magia del palcoscenico, rivede sé stessa bambina mentre muove i primi passi di danza all’Accademia
del Teatro alla Scala.
Nel sogno, quella bambina cresce davanti ai suoi occhi fino a diventare una grande étoile. Poi arriva il momento più intenso: la giovane ballerina si avvicina alla donna anziana, le tende la mano e la invita a seguirla.
Da semplice spettatrice, la donna diventa finalmente protagonista.
Si prepara, si trucca, indossa il costume di scena ed entra sul palcoscenico. In un’atmosfera sospesa tra realtà e fantasia, danza libera e leggera, quasi prendendo il volo.
Il suo sogno si è compiuto. Tra emozione, bellezza e una dolce malinconia, si congeda dal teatro e dalla vita con un sorriso e una lacrima di felicità.
MINA The Dream è una celebrazione della memoria, dell’arte, della danza e della speranza custodita nel cuore fino all’ultimo istante.

EP & Remixed
AGAFAY è un progetto musicale nato dal mio viaggio
in Marocco.
Invece di riempire la memoria di fotografie, ho scelto
di registrare suoni: voci, melodie, mercati, piazze,
vicoli di artigiani, frammenti di vita quotidiana e
momenti condivisi nelle case dove siamo stati accolti con l’immancabile rituale del tè alla menta.
Tornato a casa, ho trasformato quel materiale in musica.
Così è nato AGAFAY, un lavoro legato a ciò che ho vissuto, respirato e ascoltato in quei giorni.
Il progetto comprende tre uscite:
23 aprile 2026
AGAFAY – EP
Tre brani ispirati al viaggio.
27 aprile 2026
AGAFAY Radio Mix – Single
Una versione speciale, mixata da Philivan.
28 aprile 2026
AGAFAY REMIXED – Single
Due versioni remix pensate per i club.
Tra i brani del progetto ce n’è uno che porta un nome che mi ha colpito profondamente:
Il Giardino Silenzioso.
Così viene chiamato poeticamente il Campo Santo. Appena ho sentito quelle parole, ho capito che sarebbero diventate il titolo di un mio brano.
Spero che, ascoltando AGAFAY, possiate respirare anche voi un po’ di quell’atmosfera: la cultura, i suoni, i profumi e le emozioni del Marocco.
La foto di copertina è di Marco, compagno di viaggio e
di questa bellissima esperienza, scattata durante l’escursione nel deserto di Agafay.



Out 1 May 2026
La storia di questo brano è molto semplice.
Non avevo intenzione di pubblicare nuova musica, almeno per il momento, ma c’era una demo strumentale tratta dall’EP Studio Sessions Series Vol. 2
che continuava a frullarmi in testa: più la ascoltavo,
più la immaginavo con un testo.
Essendo un arrangiamento dalle sonorità soul e R&B, ho pensato a una produzione elegante,
nello stile di artisti come Drake, Dr. Dre o Ne-Yo.
Una mattina, mentre tornavo in auto da
un appuntamento di lavoro, ripensavo a quanto fosse stato naturale parlare con una persona che
non vedevo da tempo: qualcuno che ti mette
a tuo agio, di cui ti puoi fidare, con cui puoi parlare di tutto. È una sensazione bella, e anche rara: spesso siamo troppo presi da noi stessi per fermarci davvero
sui bisogni degli altri.
Da lì è nata l’ispirazione. Ho preso carta e penna e
ho iniziato a scrivere. Nel pomeriggio ho lavorato all’arrangiamento, ma avevo già in mente qualcosa
di preciso. Il brano è nato quella sera: l’ho riconosciuto subito, era esattamente come lo avevo immaginato.

Out 5 June 2026
Non dirò mai più che non avevo intenzione di pubblicare nuova musica. Evidentemente sto vivendo un momento di grande creatività, e la cosa, sinceramente, non mi dispiace affatto. Finché riuscirò a creare qualcosa che sento vero, personale e soprattutto non ripetitivo, avrò sempre voglia di condividerlo.
“WE ARE FREE” parla del bisogno di liberarsi dal rumore mentale, dalla paura e dalla distanza emotiva attraverso il movimento, la musica e la notte. Il ballo non è un’evasione leggera, ma una reazione fisica al peso delle cose: un modo per restare presenti, respirare meglio e sentirsi vivi quando tutto intorno sembra confuso.
Dentro la sua atmosfera elettronica e notturna c’è il desiderio di abbassare le difese, smettere di combattere contro sé stessi e ritrovare una connessione più sincera con gli altri. Non è una semplice canzone ballabile: è un brano sulla libertà fragile e concreta di quei momenti in cui il corpo si muove, la paura si allenta e qualcosa torna finalmente reale.

Out 19 June 2026
Questo brano è un omaggio al mio idolo Michael Jackson, nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, il 25 giugno 2009. Una data che continua
a toccarmi profondamente.
Quella sera erano circa le 22:30 a New York. Io e alcuni amici eravamo appena usciti dal musical Mamma Mia!
e stavamo attraversando Times Square. Era una bella serata, eravamo sereni, anche se la nostra lunga vacanza americana stava ormai per concludersi.
Poi, all’improvviso, sui grandi schermi luminosi
della Fox apparve la notizia della sua morte.
Ricordo ancora quel momento: incredulità, silenzio, tristezza. Come se per un istante la città si fosse
fermata davvero.
Solo due giorni prima ero stato davanti alla sua casa
a Beverly Hills, a Los Angeles. In quei giorni stava preparando This Is It, il ritorno dal vivo che tanti aspettavano da anni. Una fan, che stazionava davanti all’ingresso distribuendo piccoli gadget ai visitatori,
ci disse che probabilmente era in casa ma che non si sentiva bene. Una frase rimasta sospesa nella memoria e che, col senno di poi, ha assunto un significato diverso.
Il giorno successivo, verso mezzogiorno, presi un taxi
e andai ad Harlem, davanti al Apollo Theater per partecipare alla commemorazione spontanea che stava nascendo.
Fu un momento di forte emozione: tante lacrime, ma anche tanta musica e tante persone che ballavano per rendergli omaggio nel modo più naturale possibile — attraverso ciò che lui aveva regalato al mondo.
Non avrei mai immaginato di trovarmi, quasi per caso,
a essere testimone di un momento che sarebbe
rimasto nella memoria collettiva.

